Il Monte Cecilia (199 m) si erge nella parte meridionale dei Colli Euganei, in comune di Baone, ed è un’altura modesta in altitudine ma di grande valore geologico, storico e naturalistico. Questa collina, che domina il paesaggio circostante con le sue forme dolci ma distintive, è un vero e proprio microcosmo che racchiude l’essenza stessa dei Colli Euganei, un luogo dove la roccia vulcanica si fonde con le vicende umane e una vegetazione sorprendente.
Le origini geologiche e le latiti
Come l’intero complesso euganeo, il Monte Cecilia è un “vulcano spento”, ma la sua origine è peculiare. Non si tratta di un edificio vulcanico classico con un cratere, quanto piuttosto di un laccolite1.
Circa 35-40 milioni di anni fa (periodo Eocene-Oligocene), il magma risalì dalle profondità della terra. Invece di eruttare in superficie, questa massa viscosa e acida (ricca di silicio) si fermò poco sotto la crosta terrestre, raffreddandosi molto lentamente. Questo magma, solidificandosi, ha dato origine alla trachite, la roccia grigio-rosata che oggi costituisce l’ossatura del colle2.
L’erosione millenaria degli agenti atmosferici ha poi rimosso gli strati sedimentari (calcari e marne) più teneri che ricoprivano questo “tappo” magmatico, mettendo a nudo il nucleo trachitico che vediamo oggi. È questa roccia, con la sua scarsa capacità di trattenere l’acqua e la sua elevata inerzia termica, a determinare le caratteristiche uniche della flora del monte.
Le latiti sono rocce di origine magmatica effusiva (da un magma che si consolida e cristallizza in superficie) e presentano una struttura porfirica. Sul Monte Cecilia si trovano anche lungo i sentieri, mostrando mostra esfoliazioni cipollari (la roccia sembra sfaldarsi a strati come le cipolle): si tratta di una forma prodotta dall’alterazione delle rocce, in tempi molto più recenti rispetto alla loro messa in posto3.




La Storia: il castello, la chiesa e le linee tedesche
La sommità del colle, grazie alla sua posizione dominante sulla pianura e sulle vie di comunicazione verso Este e Monselice, fu frequentata fin dalla preistoria (sono stati ritrovati resti di un castellaro protostorico).
La sua vera importanza storica emerse però nel Medioevo. Sulla cima meridionale sorgeva il Castello di Baone (detto anche “Castello di Cecilia”), un’imponente fortezza documentata già prima dell’anno Mille4. Fu un presidio conteso aspramente tra le potenze locali: feudo dei vescovi di Padova, passò poi sotto il controllo degli Este e infine dei Carraresi, signori di Padova. Il castello seguì le sorti delle guerre locali, venendo probabilmente smantellato o abbandonato dopo la definitiva sottomissione a Venezia nel XV secolo. Oggi, di quella possente struttura restano solo scarsi ruderi e le tracce delle fondamenta, inglobate dalla vegetazione.




La Chiesa di San Fidenzio, che sorgeva quasi sulla cima al Monte Cecilia a Baone, affonda le sue radici nel Medioevo, legando la sua fondazione al marchese Azzo I d’Este attorno all’anno 970. Si ipotizza che la chiesa sia stata eretta per custodire temporaneamente le spoglie di San Fidenzio, sottratte al pericolo di furto dopo il loro trasporto da Polverara a Megliadino, e posizionate all’interno del castello che sorgeva sul colle.
La chiesa sul colle venne progressivamente abbandonata tra Quattro e Cinquecento, in favore dell’orario di San Lorenzo in piano. Nel 1571 vi restava un frate eremita e la presenza di eremiti viene documentata anche nei secoli successivi. Il pessimo stato conservativo, e il riutilizzo dei materiali da costruzione per il campanile della chiesa di San Lorenzo, a fine Ottocento, decretarono la scomparsa della vecchia chiesa sul monte5.


Durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare durante l’occupazione tedesca, il colle venne poi sfruttato per la sua naturale valenza difensiva. Un ordine di precettazione delle autorità militari del 16 agosto 1944 rivelava l’intenzione di costruire una linea fortificata che avrebbe collegato Monselice a Vò. L’organizzazione Todt in quell’ultimo anno di guerra fece costruire alcune trincee e gallerie, ancora rintracciabili attorno alla sommità del Cecilia, e un fosso anticarro che ancora divide i vigneti sul versante meridionale del colle, accanto a Via Terralba6.


Una ricchezza naturalistica
La flora del Monte Cecilia è emblematicamente divisa tra l’ambiente boschivo e le aree coltivate, con un’attenzione particolare ai vegri, i prati aridi e sassosi di origine calcarea e sedimentaria tipici dei Colli Euganei. Nei vegri del Monte Cecilia, spesso in affaccio panoramico, si sviluppa una preziosa vegetazione a macchia mediterranea, tra cui ginestre e altri arbusti, nota soprattutto per la presenza di rare orchidee selvatiche (Orchis purpurea, Anacamptis morio, Orchis simia, Ophrys sphegodes), specie che fioriscono in primavera insieme ad altre erbe come Globularia bisnagarica e Geranium sanguineum. Parallelamente a questo ecosistema spontaneo, il versante del monte è caratterizzato dalla tradizionale attività agricola: l’olivicoltura e la viticoltura prosperano grazie al microclima mite e al terreno vulcanico-calcareo. La coltura della vite è storicamente radicata, con aziende locali che lavorano per esaltare le varietà del territorio, concentrandosi sui vitigni tipici dell’area DOC dei Colli Euganei, tra cui spiccano uve internazionali come Merlot e Cabernet Sauvignon (spesso utilizzate in tagli bordolesi) per i rossi, e varietà come Moscato (anche in vendemmia tardiva), Tai e Garganega per i bianchi. Anche l’olivo trova condizioni ideali, e la produzione di olio nei Colli Euganei è tradizionalmente legata a cultivar diffuse nel Triveneto, spesso a prevalenza di Frantoio, Leccino e Rasara, fondamentali per l’olio extra vergine d’oliva DOP.



Come visitare e cosa vedere
Visitare il Monte Cecilia offre un’immersione completa in questo paesaggio. Il modo migliore è percorrere a piedi il Sentiero n.8 dei Parco Colli Euganei, con partenza e arrivo dal centro di Baone, praticabile in tutte le stagioni. Accessi alternativi a piedi sono Via Terralba, nel versante sud , Via Commezzare in località Branchine (da est) e dal Sassonegro (Via Moschine) dal lato nord.
Obiettivo dei percorsi è la sommità del colle, dove è presente è presente la croce in ferro che gli abitanti di Baone posero sopra il castello dopo che il tiranno Ezzelino lo rase al suolo (la croce fu fatta saltare in aria dai tedeschi durante l’occupazione nazista e poi riedificata dai cittadini di Baone nel dopoguerra).


Il Monte Cecilia offre anche strade e sentieri da percorrere in mountain bike, avendo attenzione a non uscire dai percorsi principali per non danneggiare la vegetazione protetta o incontrare la fauna selvatica.
In conclusione, il Monte Cecilia non è solo una collina, ma un libro aperto sulla storia geologica e umana dei Colli Euganei, un rifugio inaspettato di biodiversità mediterranea nel cuore del Veneto.
- Zanettin, B. (1988). Geology and petrology of the Euganean Hills. In: The lithosphere in Italy: advances in earth science research. Accademia Nazionale dei Lincei. ↩︎
- Parco Regionale dei Colli Euganei. (2010). Le rocce dei Colli Euganei. Pubblicazione a cura dell’Ente Parco. Nota: La trachite euganea è stata ampiamente utilizzata fin dall’epoca romana per pavimentazioni (come i “masegni” di Venezia) e costruzioni. ↩︎
- https://www.parcocollieuganei.com/itinerari-dettaglio.php?id_iti=4465 ↩︎
- Brunello, A. (1967). Baone e il suo castello. In: Padova e la sua provincia, Vol. 13. Nota: Il castello era strategicamente posizionato per controllare la “Pedemontana” meridionale dei Colli, una via di comunicazione vitale. ↩︎
- F.Selmin, Storie di Baone, Verona, 1999 ↩︎
- Testimonianza diretta di Giovanni Battista Maron [1940-2025] ↩︎
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