Val Calaona tra acque termali, usi civici e abbandono

La Val Calaona, incastonata tra il Monte Cero e il Monte Lozzo nel Comune di Baone, è un’area di grande interesse storico e geologico, le cui vicende sono indissolubilmente legate alle sue sorgenti di acqua calda. Sebbene geologicamente l’emergenza di queste acque sia correlata all’assetto strutturale e al sistema di faglie attive dei Colli Euganei1, la sua storia è dominata dalla lunga lotta per il controllo delle sue risorse e dal destino altalenante del suo stabilimento termale.

(C) foto Alessandro Greggio

La lotta per l’autonomia e l’utilizzo dei beni

La storia di Calaone e della sua valle è per secoli la storia della sua dipendenza e del tentativo di affrancarsi dalla vicina Este2. Calaone fu unita alla Comunità di Este nel 1525. L’unione era stata voluta con la promessa di ricevere sostegno e aiuto, ma già nel 1602, l’assemblea dei capifamiglia (vicinia) si riunì per lamentare apertamente che i patti non erano stati mantenuti e che la comunità era stata “restati privi” dei beni della Val Calaona.

La Comunità estense possedeva centinaia di campi in Val Calaona, beni che furono oggetto di una lunga controversia sulla loro natura giuridica, accusati da denunce anonime nel 1654 di essere stati “indebitamente possessi e al Serenissimo Principe usurpati”. Un perito veneziano, nel 1655, giunse a ordinare la confisca dei raccolti per un presunto usurpo. Tuttavia, Este reagì sostenendo di aver sostenuto spese notevoli per la bonifica (“bonificati dal Retratto di Lozzo”). La controversia fu portata davanti al Senato, che l’8 aprile 1661 si pronunciò in favore della Comunità estense, riconfermandola nel possesso della valle.

Calaone tentò nuovamente di rimettere in discussione l’unione nella seconda metà del Settecento, ma ogni tentativo fu boicottato da Este. La separazione, infine, arrivò solo nel 1847, dopo una lunga vertenza e nonostante le suppliche all’imperatore Francesco Giuseppe da parte del Comune di Este: il Comune di Baone estese la sua giurisdizione sulla Calaona, subentrando a Este nel controllo delle terme.

L’uso civico e il termalismo

L’uso curativo delle acque della Calaona è antichissimo, legato alla consuetudine di un libero accesso popolare. La consuetudine di usare le acque calde a scopi sanitari vigeva almeno dal Basso Medioevo. La Comunità Atestina, pur non investendo in strutture, si preoccupò di garantire la libera fruizione dei bagni “ad ognuno per la comune salute”, intervenendo per esempio nel 1738 per proibire di “poner canape in macera nei bagni” (retting hemp).

Per secoli la stazione termale non fu di grande richiamo, non potendo competere con Abano o Battaglia. Ancora all’inizio dell’Ottocento, il bagno doveva praticarsi in una vasca naturale esposta alle intemperie. La pubblica decenza era spesso ignorata: uomini e donne si immergevano indistintamente, separati solo da “stuoie di canne”. Dopo il bagno, ci si ritirava in “recessi” fatti di paglia.

Sollecitata dalle autorità provinciali, l’Amministrazione di Este adottò nel 1823 il progetto di Giovanni Marin. Fu eretto un rudimentale fabbricato in legname sopra zatteroni, un compromesso dettato dal timore che il “suolo essendo di natura paludosa, non offrirebbe una resistenza al fabbricato da erigersi”. Lo stabilimento offriva 14 stanzini e, per la prima volta, separava la vasca comune con un “apposito tavolato”.

La vita dello stabilimento continuò a essere segnata da problemi igienico-sanitari e difficoltà economiche. Nonostante l’aspetto dimesso (descritto come semplici baracconi ), il Dottor Gaetano Monselesan, nella sua monografia del 1872, attestava l’efficacia dei bagni (specialmente per reumatismi e postumi di traumi), mostrando come prova “un trofeo di grucce e bastoni abbandonati” dai guariti. Negli anni Ottanta dell’Ottocento, sotto la gestione dei fratelli Menegotto e la giurisdizione del Comune di Baone, si tentò di rendere lo stabilimento più decoroso. Nel 1884 fu costruita una nuova ala con vasche di marmo di S. Ambrogio di Verona servite da una pompa a pressione. I miglioramenti non furono sufficienti. I problemi igienici non furono eliminati alla radice, e la vasca comune continuava a essere un problema. Nel luglio 1895, il medico provinciale ne ordinò l’immediata chiusura. La relazione medica descrisse la vasca comune per i poveri come una “bolgia infernale”, dove l’acqua “non si rinnova mai” e decine di bagnanti si immergevano senza spogliatoi né divisioni.

La ristrutturazione radicale si ebbe solo con l’inizio del nuovo secolo, sotto la gestione diretta del Comune di Baone e la direzione di Agostino Apostoli. La nuova amministrazione investì in pubblicità, garantendo “la stretta osservanza dell’igiene” e offrendo servizi moderni come docce, massaggio e cura elettrica. Questa fase promettente ebbe una “prematura e ingloriosa fine” a causa della Grande Guerra. Dopo Caporetto (1917), lo stabilimento fu usato per ospitare sfollati che lo danneggiarono gravemente. Nel 1921, l’amministrazione comunale deliberò di chiudere definitivamente lo stabilimento per ragioni igieniche e sanitarie. Alla fine degli anni Venti, i fabbricati erano in condizioni rovinose, ridotti in “istato miserando”.

Lo stato attuale

Dopo la chiusura ufficiale, le Terme della Val Calaona hanno vissuto decenni di anonimato e degrado, con sporadici tentativi di rilancio.

Per anni le vasche termali, sebbene in rovina, sono state utilizzate liberamente dalla popolazione locale fino agli anni Novanta. Tuttavia, i problemi igienici e la mancanza di manutenzione hanno portato il sito a un progressivo stato di abbandono. Negli anni Novanta del Novecento, il sito fu destinato a scopo floro-vivaistico, sfruttando l’acqua calda per le coltivazioni. Fu costruita una grande serra, ma anche questo progetto fallì, lasciando sul luogo resti e macerie. Anche i più recenti tentativi di riqualificazione, come l’affidamento a società private per la ristrutturazione degli ex alberghi (es. l’affidamento a Fontebio nel 2018 per creare un punto-bike e laboratori), si sono conclusi con la revoca della gestione per l’inadempienza e il persistente stato di degrado delle vasche3.

A seguito di protocollo d’intesa con il Comune di Baone, nel 2025, l’Università Iuav di Venezia si è impegnata nella valorizzazione della Val Calaona attraverso esplorazioni progettuali condotte dagli studenti della Laurea Magistrale in Architettura, sotto la guida dei docenti Mauro Marzo e Celeste Da Boit. I seminari interdisciplinari e l’evento conclusivo tenutosi a giugno 2025, intitolato “Val Calaona, Colli Euganei: un hub di fattoria didattica”, hanno avuto come obiettivo l’elaborazione di proposte concrete per il recupero e il rilancio del sito come polo educativo e ricreativo, cercando di superare l’attuale condizione di degrado e pericolo che affligge l’area termale storica.

Attualmente, la Val Calaona è considerata un “gioiello dei Colli Euganei” che, nonostante il suo inestimabile valore storico e naturale, fatica a trovare un progetto di riqualificazione duraturo e sostenibile che possa unire il rispetto per l’ambiente e la vocazione turistica ed economica.

Utile approfondimento è la conferenza “Storia del centro termale della Val Calaona” tenuta a Baone il 30 ottobre 2021 dallo storico Paolo Bonaldi, della quale è visibile la registrazione: https://www.youtube.com/watch?v=6TSSuy-AcCs

  1. Valentina Zorgnotti, Il termalismo di Val Calaona in relazione con l’assetto geologico-strutturale del settore occidentale dei Colli Euganei, tesi di laurea Università di Padova, 2015/2016 ↩︎
  2. F.Selmin, Storie di Baone, Verona, 1999 ↩︎
  3. Valcalaona di Baone, nuovo fallimento: le antiche terme nel degrado, Il Mattino di Padova, 3 ottobre 2020 ↩︎

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